
La notizia che, la francese Electricitè de France (EDF) ha deciso di investire nella società britannica British Energy 23 Mld di dollari, forse in Italia sarà passata inosservata, ma sicuramente è sintomo di come anche riguardo all'energia nucleare ci sia un certo fervore: un rinnovato interesse a realizzare impianti capaci di sfruttare tale tecnologia per produrre energia elettrica. Questo interesse è sicuramente dovuto al deciso rialzo dei combustibili fossili, dopo che per circa un ventennio nel mondo la costruzione di nuovi impianti dotati di tale tecnologia era stata sporadica.
Il nucleare è una tecnologia particolare, molto complessa e proprio per questa affascinante. Nasce agli inizi del '900, poi attraverso le applicazioni militari subisce una decisa accelerazione passando dalla fase di ricerca a quella applicativa durante la seconda guerra mondiale e i primi anni '50. La scuola dei fisici italiani il cui capostipite fu Fermi pose le basi e diede moltissimo a questa disciplina.
Di nucleare si parla da qualche tempo di nuovo anche in Italia. Qualche giorno fa il ministro Scajola, in occasione dell'innaugurazione del Rigassificatore Adriatic LNG di Rovigo, di un ritorno dell'Italia al nucleare in tempi brevi, addirittura l'inizio dei lavori per una nuova centrale entro la fine dell'attuale legislatura.
La storia in Italia del nucleare per le applicazioni civili, i.e. per la produzione di energia elettrica, è una storia particolare, se la guardiamo con gli occhi della razionalità, tipicamente italiana se la guardiamo in maniera realista.
La prima centrale nucleare italiana viene realizzata a Latina, dall'ENI di Enrico Mattei, e innaugurata nel 1962. E' un record perchè è la prima centrale nucleare ad essere realizzata nell'Europa continentale: in precedenza ne erano state realizzate soltanto in Inghilterra, Stati Uniti e Russia. Scusate se è poco per un paese che aveva perso la guerra. La tecnologia di questa centrale era a gas-grafite, una tecnologia ormai superata. Questa centrale aveva una potenza di 150 MWe, piuttosto poco se comparata con le tipiche centrali turbogas che comunemente si costruiscono attualmente con taglie di 400 o 800 MW. Però fu un importante passo avanti per un paese come l'Italia che è tradizionalmente privo di combustibili fossili. Il fatto che fosse stata realizzata dall'ENI non fu casuale, perchè a quel tempo in Italia il settore elettrico era liberalizzato e l'ENEL sarebbe nata nel 1962. L'ingresso dell'ENI nell'energia nucleare rispondeva alla visione generale di Mattei di un Ente che pensasse il problema energetico in modo globale a prescindere dalle fonti energetiche. A breve seguì la centrale del Garigliano, entrata in funzione nel 1964, con una potenza di 150 MWe ma con tecnologia BWR (Boiling Water Reactor), quindi quella di Trino Vercellese, stavolta di tipo PWR (Pressurizzed Water Reactor), che cominciò a funzionare nel 1965 con una potenza di 250 MWe e per finire con quella di Caorso, di nuovo tecnologia di tipo BWR, con una potenza di 850 MWe. Ecco com'era composto il parco elettronucleare italiano, a cui possiamo aggiungere per onor di cronaca la centrale di Montalto di Castro dove si realizzò una centrale nucleare che non entrò mai in funzione perchè il Referendum del 1987 (Quello contro il Nucleare) portò alla decisione di bloccare l'installazione nella centrale del combustibile nucleare e quindi di renderla funzionante. Se consideriamo che la centrale del Garigliano fu messa fuori servizio nel 1982, è facile calcolare che la potenza che il Nucleare forniva al nostro paese era di appena 1100 MWe, piuttosto pochino a pensarci bene. Quindi possiamo dire che il Referendum si indirizzò contro un malato che stava già con un piede nella fossa e che da anni aveva rinunciato ad essere protagonista in Italia. Ma non ditelo in giro sennò sia i nuclearisti che gli potrebbero restarci male.
Negli anni '60 si gettarono le basi per un programma nucleare italiano davvero ambizioso e di grandissimo impatto per il nostro paese, si parlava addirittura di 60 centrali da realizzare un pò lungo tutta la costa o presso i maggiori fiumi (il nucleare dopotutto ha bisogno di acqua da convertire in vapore per far girare le turbine), le industrie si lanciarono in questo progetto: l'ENEL ovviamente, ma anche l'ENI che dilapidò enormi risorse per acquistare combustibile nucleare, l'IRI e la Fiat che elaborarono propri progetti di reattori nucleari, oltre ad altre industrie minori. Ovviamente essendo lo Stato il committente potete benissimo immaginare quanti soldi girarono attorno a questi progetti. Ma ovviamente come spesso accade in Italia le cose non sono fatte perchè servono veramente, ma vengono fatte soltanto per far girare un pò di soldi.
Concludo con una piccola riflessione: la Francia che ha varato e realizzato un ambizioso programma nucleare ottiene oltre l'85% della sua energia da questo tipo di fonte, e se analizziamo il suo parco nucleare troviamo dei dati qualitativi (è un Blog non mi va di annoiarvi con troppi dati) interessanti.
Innanzitutto le centrali sono riconducibili a due tipologie costruttive, e poi ogni centrale si compone di più reattori, addirittura fino a 6, per ridurre i costi e per accorciare i tempi di realizzazione. In Italia diversamente, con 5 centrali realizzate siamo ricorsi a 5 progetti diversi, ogni sito aveva un solo reattore. Potete immaginare con una tecnologia che richiede ingenti costi di progettazione, di costruzione e di gestione quale spreco sia stato realizzato in Italia. Ovviamente poichè l'energia elettrica prodotta da centrali nucleari ha un costo che è dovuto alla progettazione, alla costruzione, all'acquisto del combustibile nucleare e alla gestione della centrale stessa, oltre che allo smaltimento delle scorie è facile capire come questa tecnologia più di altre richieda pianificazione e grande coordinazione per cercare di ridurne al massimo i costi.
Si fa presto a dire Nucleare......

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