giovedì 18 settembre 2008

L'importanza di chiamarsi Metano

Negli anni '50 la ricerca petrolifera, sicuramente più pioneristica e meno tecnologica di oggi, considerava il metano un problema.
Il gas che si rinveniva nella ricerca di petrolio era un prodotto che nella maggior parte dei casi non era possibile utilizzare, infatti alle normali condizioni di temperatura e pressione atmosferica il petrolio è liquido mentre il metano è.... gas.
Il petrolio lo potevi mettere in autobotti o petroliere e trasportarlo senza problemi dal luogo di produzione fino a quello di utilizzo, il gas no per questo il metano è sempre stato il fratello povero della famiglia dei combustibili fossili.
In Italia, dove non c'era petrolio, ma c'era metano invece si è cominciato a guardare a questo combustibile con grande interesse già negli anni '50 cominciando ad utilizzarlo nelle industrie e perfino nella generazione elettrica, anche se ovviamente il petrolio restava assai più conveniente che l'uso di tale combustibile era giustificato solo se c'era mancanza di petrolio. Il nostro paese è stato in un certo senso un pioniere nell'uso del gas e ha investito nel tempo in quelle infrastrutture oggi tanto famose chiamate gasdotti o pipeline secondo l'espressione inglese. Prima abbiamo realizzato un gasdotto dalla Russia (sto parlando dei tempi della Guerra Fredda quando al di là della cortina c'era la Falce e Martello), poi uno dall'Olanda, quindi dall'Algeria e dalla Libia. L'Italia tradizionalmente priva di combustibili fossili e incapace di realizzare il suo ambizioso piano di centrali nucleari (elaborato negli anni '60) ha scelto di utilizzare per le proprie esigenze di riscaldamento il gas metano realizzando una complessa e capillare rete di gasdotti esteri per portare in Italia il combustibile e di reti di distribuzione per portarle fino alle abitazioni di tutti i cittadini o degli utenti industriali. Quando l'Italia fece questa scelta il metano era un combustibile ancora marginale e poco considerato nell'industria energetica che gli preferiva il petrolio più versatile e economico.

Oggi diversamente il petrolio va sempre più perdendo importanza, almeno nel mondo occidentale dove è legato ormai quasi esclusivamente ai carburanti per autotrazione, a vantaggio del gas che è universalmente riconosciuto come un combustibile, pulito ed efficiente.
Pulito nel senso che dall'estrazione all'utilizzo non richiede quella "fastidiosa" lavorazione in Raffineria del petrolio, efficiente perchè può essere utilizzato nella generazione elettrica in maniera estremamente versatile.

Cosa ha determinato questo cambio di ruolo per il metano? Come sempre accade sono stati molti i fattori: innanzitutto i processi di liberalizzazione dei mercati elettrici europei e americano hanno portato le aziende elettriche a puntare sempre più su centrali a gas anzichè su centrali a carbone o nucleari. Tali centrali sono più versatili, hanno costi di gestione minori e ad esempio non richiedono gli enormi costi di progettazione e di smaltimento delle scorie radiottive delle centrali nucleari. Una centrale elettrica a gas si compone di tre elementi: una turbina a gas, dove brucia il gas, una caldaia dove i fumi della turbina producono vapore che poi andrà in una turbina a vapore. Le due turbine girando producono elettricità. Il processo risulta così molto più semplice rispetto a quello di Centrali Nucleari o a Carbone. Un'altro punto a favore del metano è la tecnologia del LNG - "Liquid Natural Gas", cioè gas metano liquefatto e trasportato attraverso navi metaniere dal punto di produzione a quello di utilizzo. Tecnologia nata dopo la seconda guerra mondiale e affermatasi definitiva, dopo episodiche esperienze in giro nel mondo, negli anni '70 in Giappone, un paese affamato di energia e che non poteva realizzare metanodotti e che cominciò ad importare metano dall'Indonesia. Questa tecnologia è ormai consolidata e sempre più utilizzata nel mondo e sta rendendo sempre più superflue le pipeline. Il metano poi ha l'invidiabile qualità, rispetto ad altri combustibili solidi o liquidi, di essere più pulito: i.e. di generare una combustione priva di residui come ceneri o polveri (eccettuate le polveri sottili certo, ma questo è un altro discorso). E ancora, per lunghi anni il gas è stato un combustibile assai più economico e dunque tanti paesi hanno pensato di utilizzarlo ma come sempre succede quando una commodities comincia ad essere molto richiesta il suo prezzo sale. Ultimo e a mio dire marginale ma non trascurabile la scelta della Unione Europea di adottare una riduzione delle emissioni di CO2 lo rende più vantaggioso nell'uso della generazione elettrica rispetto a combustibili come il carbone perchè a parità di energia sviluppata emette meno CO2.

Ed ecco come siamo arrivati ad una vera e propria gas madness che vede gli stati, le compagnie petrolifere e quelle elettriche interessati ad approvvigionarsi di gas, via pipeline o via rigassificatori. Naturalmente la cosa riguarda un pò tutti i paesi sviluppati, quelli dove i mercati elettrici, chiedono un combustibile efficienete e "pulito". Ed ecco come si spiegano il recente uso del gas come arma politica da parte della Russia che cerca di riconquistare il controllo di quelle ex repubbliche sovietiche che dopo la caduta dell'URSS si erano rese indipendenti ma che energeticamente sono dipendenti dalle importazioni energetiche.

In Italia cosa accade? Il nostro paese sta rapidamente vedendo ridursi la propria produzione di gas ed ecco perchè si cerca di provvedere ad aumentare le importazioni di metano da paesi esteri. Come già detto attualmente ci approvigioniamo secondo percentuali grossomodo uguali da 4 paesi:

* Russia;
* Olanda e Mare del Nord;
* Algeria;
* Libia.

tuttavia c'è un grosso problema perchè tutte e quattro queste importazioni sono controllate da un solo operatore, l'ENI, e la cosa non piace alle compagnie elettriche che cercano alternative al cane a sei zampe. Ecco spiegato lo spuntare come funghi di progetti per costruire altri 3 gasdotti e almeno 12 rigassificatori che saranno posizionati un pò lungo tutto lo stivale. Come in una rediviva corsa all'oro ognuno vuole buttarsi in questo business, cercando di accaparrarsi il suo contratto di fornitura di oro blu col miraggio di aver trovato il modo di arricchirsi.

Come finirà? Come ogni corsa speculativa, con tanti soldi spesi inutilmente e con tanti sconfitti. Ovviamente di questi tre gasdotti se ne faranno forse due, quasi sicuramente uno, dei rigassificatori finora uno solo sta per essere pienamente funzionante (inizio 2009), quello dell'Edison a Rovigo: unico rigassificatore "galleggiante" (non è galleggiante nel vero senso della parola perchè in realtà è un'isola artificiale poggiata sul fondo del mare, ma la parola galleggiante è molto più bella) al mondo.

Gli altri progetti? Credo sia realistico pensare alla realizzazione un massimo di tre impianti oltre a quello già presente nel nostro paese: di un piccolo rigassificatore, funzionante, in Liguria che appartiene sempre dell'Eni.

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